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Lo scorso 7 marzo sono stati resi noti i risultati ottenuti a chiusura del progetto “Stop the ALPs becoming plastic mountains” di European Research Institute. La campagna non si ferma, infatti la prosecuzione denominata CleanAlp, finanziata da The North Face Explore Fund in un programma coordinato da EOCA (European Outdoor Conservation Association), arriverà fino a luglio 2023. Il nuovo progetto vedrà 40 escursioni, nel corso delle quali verranno raccolti dati per una ricerca al momento unica al mondo: verrà censita la tipologia di oggetti (quando riconoscibili) e marchi trovati abbandonati in montagna. Sarà un lavoro molto importante, se si pensa che questo stesso lavoro fatto nei decenni scorsi sulle spiagge del mondo ha fornito una delle basi scientifiche per l’elaborazione della Direttiva Europea sulle plastiche monouso.

Tornando invece a quanto appena concluso: durante tutto il 2021 sono state realizzate 23 escursioni, di cui 15 con pulizia di 197 km di sentieri lungo i quali sono stati raccolti 98 kg di rifiuti di plastica (circa mezzo chilo a km) e sono stati effettuati 20 campionamenti di neve prelevati in 5 aree delle Alpi occidentali dal versante piemontese del Gran Paradiso alle Alpi Marittime.
Sono state coinvolte oltre 1000 persone: tra queste si contano escursionisti, alpinisti, biker, sciatori e studenti che hanno esplorato zone innevate in cerca di plastica e altri rifiuti. Il progetto ha puntato molto alla sensibilizzazione all’inquinamento da plastica, all’educazione e alla formazione, dei professionisti della montagna con 56 ore di formazione e 380 partecipanti ma anche coinvolgendo ben 8 scuole, 33 classi e 660 studenti, dalle elementari alle superiori.

Proseguirà l’impegno nei rifugi, essenziale anche a capire come conciliare normative e direttive per facilitarne le condizioni di lavoro. Il vero obiettivo è la “citizen science”: attività scientifica condotta da membri del pubblico indistinto in collaborazione con scienziati e istituzioni scientifiche. Un modo per rendere partecipi tutti e far toccare con mano i problemi dell’inquinamento da plastica e micro plastiche in ambiente montano; mostrando il brutto ma anche il bello, cercando di spiegare come le Alpi siano fondamentali per la nostra vita che vi dipende, non è una questione estetica ma sostanziale.
Infine a cura del Dipartimento di Scienze Applicate e Tecnologia del Politecnico di Torino, coordinato dalla professoressa Debora Fino e dall’ingegner Camilla Galletti si è provveduto all’analisi dei campioni di neve raccolta.

L’inquinamento da microplastiche (da qui in avanti indicate con MP) è un tema sempre più attuale ma mentre la loro presenza in ambienti e fauna marini è studiata da anni, quella in altri contesti lo è di meno. Questo lavoro, grazie alla collaborazione con il progetto “A⅃ꟼ-Stop the ALPs becoming Plastic Mountains” di European Research Institute, e approfittando della particolare situazione generatasi per via dell’emergenza sanitaria, ha indagato la presenza di MP (in forma di particelle e fibre) nella neve raccolta durante la stagione invernale 2020-2021 sulle alpi occidentali piemontesi. La neve è stata raccolta con cucchiai in acciaio e conservata in barattoli di vetro (senza guarnizione) a temperatura ambiente. La raccolta è stata effettuata da operatori con fibre naturali, per evitare contaminazioni.

I campionamenti si sono svolti fra dicembre 2020 e aprile 2021, in momenti e luoghi diversi all’interno di 4 aree: alta valle Orco, val d’Ala-valli di Lanzo, val Chisone, valle Gesso-Alpi Marittime.
La preparazione dei campioni è avvenuta presso in 4 fasi: separazione per densità della sospensione, con sale (NaCl) fino a saturazione (1,2 g/cm3); dopo avere scartato il precipitato più pesante, è stata effettuata la digestione della frazione organica con acqua ossigenata al 30% in proporzione 1:1; quindi si è filtrata per gravità la sospensione residua; infine i filtri sono stati lasciati a essiccare, poi coperti con carta stagnola e conservati in capsule Petri.
Sono risultati riconducibili a polimeri 18 delle 356 spettroscopie effettuate. L’altro numero di particelle analizzato è probabilmente dovuto alle problematiche riscontrate a causa delle dimensioni ridotte e della rilevante quantità di sabbia arrivata con le perturbazioni di inizio febbraio 2021 dal Sahara e rimasta nonostante la fase di separazione.

In conclusione, si può dire che le quantità e la natura delle particelle trovate è in linea con la letteratura scientifica riguardante le MP in atmosfera. Si può affermare, infine, anche confrontando questo risultato con quello dell’articolo di riferimento riguardante le analisi della neve in valle d’Aosta (Parolini et al., 2021), che una maggiore presenza di MP, sia in forma di fibra sia in forma di particella, nelle nevi sia causata dalla presenza umana nelle zone montane, soprattutto dovuta al turismo e alle attività sportive.”