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Mercoledì 23 febbraio alle ore 11 presso la Sala CdA del Politecnico di Torino in Corso Duca degli Abruzzi 24

PLASTICHE SULLE ALPI: DATI E PREVENZIONE

Intervengono
Franco Borgogno e Iskender Forioso (European Research Institute)
Guido Rocci (AGRAP)
Prof.ssa Debora Fino e Ing. Camilla Galletti (Politecnico di Torino)

Il progetto A⅃ꟼ-Stop the ALPs becoming Plastic Mountains, è stato finanziato da European Outdoor Conservation Association (EOCA) insieme ad altri cinque progetti dislocati nel resto del Pianeta al termine di una selezione tra 180 progetti.

Il progetto ha come obiettivo la protezione dell’habitat di alta montagna, uno degli ultimi ambienti incontaminati dell’Europa meridionale, dall’inquinamento da plastica: questo, infatti, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, colpisce anche i territori selvaggi e puri delle vette alpine. Qui vivono preziosi ungulati, carnivori, uccelli, fiori e piante. Lavorando dapprima con 4 rifugi alpini molto diversi tra loro (per dimensioni, ubicazione, accessibilità, numero di visitatori) e con AGRAP, si è cercato di sviluppare una strategia per eliminare gli oggetti di plastica monouso, percorso che è stato condiviso e implementato con altri rifugi, su base volontaria, attraverso la condivisione dell’esperienza maturata.

I rifugi coinvolti sono: il Guido Muzio, in valle Orco nel Parco del Gran Paradiso; Les Montagnards, a Balme in val d’Ala/Valli di Lanzo; il Selleries, nel Parco Orsiera Rocciavrè in val Chisone; il Pagarì, nel Parco delle Alpi Marittime in valle Gesso.
Per tutto il 2021, a questa attività di prevenzione, molto concreta, si sono aggiunti 15 eventi di pulizia in lungo almeno 150 km di sentieri, rive di laghi, prati alpini, ghiaioni e pietraie, nell’area di riferimento dei rifugi coinvolti.

Il progetto ha visto anche un intenso programma di formazione-sensibilizzazione che coinvolgerà guide alpine ed escursionistiche, professionisti della montagna, volontari/appassionati di escursionismo e ambiente, scuole locali, settore turistico e istituzioni.

Infine, in parallelo alle attività di progetto – in collaborazione con il Politecnico di Torino – è stato svolto, grazie a numerosi prelievi di campione di neve sia nei pressi dei rifugi sia durante le uscite propedeutiche, un ampio monitoraggio delle microplastiche presenti nelle nevi delle Alpi Occidentali. L’attività svolta anche in fase di lock-down mostra come, anche in assenza di presenza antropica, ormai le microplastiche siano presenti in quantità nell’atmosfera per poi depositarsi al suolo con le precipitazioni, siano esse nevicate piuttosto che piogge. Questa ricerca specifica fornirà dati importantissimi per conoscere l’evoluzione di questo inquinamento insidioso e ubiquo.